Alberto Gianfreda
Ancora una volta, una volta ancora.
Ancora una volta, una volta ancora, la mostra personale di Alberto Gianfreda, a cura di Ilaria Bignotti e Francesca Guerisoli, appositamente progettata per lo Spazio Arte di Torre Unipol a Bologna, riunisce tre gruppi scultorei dell’artista – uno site-specific,due appartenenti a lavori recenti – che, come in un crescendo, accompagnano il visitatore attraverso un paesaggio, prima orizzontale e poi verticale, di frammenti bianchi.
Nel suo lavoro Alberto Gianfreda recupera oggetti in ceramica di uso domestico e quotidiano – piatti, tazze, vasi – per frantumarli e ricomporne i frammenti su maglie metalliche mobili, dando vita a strutture aperte a sempre nuove possibili riconfigurazioni. Una volta frammentati e ricomposti, gli oggetti perdono la loro integrità originaria. I singoli frammenti ne conservano una traccia ma acquistano significato solo in relazione con gli altri. È così che la frattura diviene l’origine di nuove forme e nuove possibilità di esistenza.
In questo processo il pubblico, invitato dall’artista ad interagire con la scultura e a muoverne i frammenti modificandone la forma, non completa l’opera, ma il suo significato. Il visitatore diviene quindi una presenza attiva e costitutiva dell’opera stessa, e il percorso uno spazio di possibilità e di responsabilità.
Di conseguenza la scultura non è mai definitiva. Piuttosto diviene uno spazio di incontro la cui configurazione sarà l’esito, continuamente rinegoziabile, della relazione tra materia, scultura, spazio e pubblico. L’opera d’arte diviene un bene collettivo e la materia un tessuto connettivo capace di creare relazioni e generare comunità.
Al centro del progetto espositivo e della ricerca e pratica dell’artista è perciò un’indagine sul rapporto tra fragilità e resistenza, tra esperienza individuale e dimensione collettiva e tra identità, relazione e cambiamento. È infatti attraverso la materia ceramica, le sue capacità di adattamento e di trasformazione continua e il nostro coinvolgimento nella costruzione del senso dell’opera, che l’artista ci invita a una riflessione sulla condizione contemporanea dell’uomo: riconoscersi non integri e imperfetti, ritrovare nell’oggetto in ceramica, prima frantumato poi ricomposto, ancora una volta, una volta ancora, la propria stessa natura fragile, imperfetta e mutevole, diventa la premessa per incontrare l’altro senza tuttavia subordinarlo.
La mostra invita a riconoscere nell’imperfezione, nel cambiamento e nell’incontro con l’altro la nostra condizione vitale.