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MOSTRE
Arte contemporanea
Patrimonio artistico
Scultura

Giuseppe Spagnulo

Oltre la materia, verso il pensiero formante

Bologna - CUBO in Porta Europa
09 Ott 2026 - 23 Gen 2027

Ci sono opere che abitano una città così a lungo da diventarne parte del paesaggio interiore, quasi senza che ce ne accorgiamo. È il caso di Turris e Paesaggio, le due sculture monumentali che Giuseppe Spagnulo, tra i protagonisti della scultura italiana del secondo Novecento, realizzò all’inizio degli anni Ottanta per la sede Unipol di via Stalingrado a Bologna e che oggi appartengono al Patrimonio Artistico del Gruppo Unipol. Una colonna tronca che si apre come un pozzo di luce, percorribile al suo interno quasi fosse un viaggio verso le proprie origini; un paesaggio disteso, un orizzonte di terra, materia e memoria.

A oltre quarant’anni dalla loro realizzazione, Turris e Paesaggio sono oggi al centro, per la prima volta, di un intervento di manutenzione conservativa, un’azione di cura e valorizzazione che restituisce nuova attenzione a queste presenze monumentali e diventa il punto di partenza di una più ampia rilettura della ricerca dell’artista.

Nel decennale della scomparsa di Giuseppe Spagnulo (2016-2026), CUBO gli dedica una mostra monografica diffusa, a cura di Ilaria Bignotti e Roberto Borghi, che prende avvio proprio da queste due opere per restituirne la forza ancora attuale. Il percorso espositivo racconta la ricerca di uno scultore che ha saputo trasformare la sapienza manuale appresa fin da bambino, nella bottega ceramica del padre, a Grottaglie, in un pensiero formante: un modo di intendere la scultura capace di tenere insieme terra e metallo, gesto e riflessione, materia e spazio.

Tra gli spazi interni ed esterni di CUBO in Porta Europa, sculture, progetti, opere pittoriche su carta, maquette e materiali d’archivio meno noti dialogano con la presenza silenziosa e possente di Turris e Paesaggio. Il percorso restituisce il respiro di un’opera che, nel corso del tempo, non ha mai smesso di interrogare il senso della verticalità, il valore del luogo e la possibilità di trasformare lo spazio attraverso l’opera.

Perché ogni torre, diceva Spagnulo, è un faro: una forma capace di generare luce dalle viscere della terra e di proiettarla verso il cielo, promessa di un arrivo sempre rimandato. In questo tempo sospeso, fatto di resistenza e possibilità, la mostra invita a tornare a guardare, da vicino e da lontano, due opere che da oltre quarant’anni accompagnano il paesaggio di Bologna e continuano a custodire una domanda centrale della ricerca di Spagnulo: che cosa significa, ancora oggi, dare forma al pensiero?

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